giovedì 16 ottobre 2014

Giochiamo con il Rilassamento

LABORATORIO PER BAMBINI DA TRE A SEI ANNI

Neanche i bambini sono risparmiati da tensione, affaticabilità, perdita d’interesse ed irritabilità: lo stress della vita moderna, in cui si trovano immersi sia a casa sia a scuola , può agire infatti negativamente sullo sviluppo delle capacità sensoriali, sul potenziale intellettivo del bambino e, più in generale, sulla sua serenità.

Dare perciò il giusto spazio al rilassamento, riconoscendolo come esigenza fondamentale dei piccoli significa permettere ai bambini di rigenerare ogni giorno e canalizzare correttamente le loro energie; li aiuta a mantenere l’attenzione e la concentrazione incrementando nello stesso tempo le loro capacità d’apprendimento, a favorire un aumento del benessere psicofisico (con un rafforzamento delle difese dell’organismo rispetto ad eventuali malattie) e del buonumore.

Il rilassamento aiuta il bambino a:

  • recuperare la calma;
  • imparare a controllare meglio impulsi e gesti
  • sciogliere le tensioni muscolari;
  • conoscersi di più;
  • concentrarsi su un compito;
  • ricaricare le energie dopo il gioco;
  • adattarsi più facilmente ai cambiamenti;
  • migliorare le relazioni con gli altri;
  • aumentare la flessibilità del corpo;
  • sentirsi a proprio agio;
  • esprimere meglio se stesso.

Come si svolge in pratica  l’attività?


Le attività e le esperienze che proporremo ai bambini 

solleciteranno il corpo e, di volta in volta, i diversi sensi (vista, 

udito, olfatto e tatto). Considerando che per i più piccoli non è 

possibile rilassarsi restando completamente passivi ed immobili, e 

che è importante poterlo fare in maniera piacevole, utilizzeremo 

giochi che richiederanno un livello medio di attivazione. Questo 

permetterà ai bimbi di sentirsi coinvolti, e allo stesso tempo di non 

vivere il rilassamento come un’attività pesante.


Il gruppo, guidato dalle psicologhe, potrà essere costituito da un 

numero minimo di 4 e massimo di 8 bambini. 



I giochi che proponiamo:

  •     Giochiamo con i sensi
  •      Il corpo si muove
  •     Respiriamo!
  •     Giochiamo con il massaggio e l’automassaggio
  •     Cantiamo insieme
  •   …e continuiamo a giocare!

 Gli incontri si terranno il sabato pomeriggio, a settimane alterne:

dalle 15.30 alle 17.00




Calendario incontri:


Sabato 8 novembre 2014

Sabato 22 novembre 2014

Sabato 13 dicembre 2014

Sabato 10 gennaio 2015

Sabato 24 gennaio 2015

Sabato 7 febbraio 2015

Sabato 21 febbraio 2015

Sabato 7 marzo 2015

Sabato 21 marzo 2015

Sabato 11 aprile 2015

Sabato 9 maggio 2015

Sabato 23 maggio 2015



Sede:

Studio di Psicologia e Psicoterapia 
Via Spano, 6/5 – Torino



Per maggiori info e prenotazioni:



Dott.ssa Elisabetta Loi


Cell. +39 340.58.78.583



Dott.ssa Marinella Magnani


Cell. +39 349.67.99.434

mercoledì 15 ottobre 2014

La Palestra dell'Autostima

LABORATORIO PER BAMBINI DAI SEI AGLI UNDICI ANNI

Giocare offre ai bimbi un’ampia gamma di possibilità per acquisire e consolidare le proprie  capacità cognitive, emozionali e le abilità sociali.

Le attività ludiche proposte sono strutturate con la finalità di dare ampio spazio ai giochi non competitivi, ovvero quelli in cui il gioco è divertente in quanto tale e non perché correlato ad un’eventuale vittoria.  In questa fascia d’età i bambini hanno, infatti, bisogno di sviluppare prima di tutto un adeguato livello di flessibilità, di competenza ed autoefficacia emotiva, caratteristiche che sono fortemente sollecitate proprio dalle attività di tipo non competitivo.

Attraverso questi giochi i bambini potranno sviluppare:

la motivazione,
le capacità critiche,

l’autonomia,

la fiducia,

l’espressione di sé,

l’autoaccettazione,

la “resilienza emotiva”,

la capacità di osservazione,

la cooperazione con il gruppo,

la comprensione delle regole,

la riduzione dell’impulsività,

le abilità di problem – solving,

la capacità di rispettare i turni e tollerare l’attesa,

l’abilità nel seguire istruzioni complesse.


Come si svolge il Laboratorio

Sebbene ognuna delle attività proposte agisca su diversi aspetti 

contemporaneamente, i giochi che utilizzeremo sono compresi in 

diverse categorie:

  • esercizi di preparazione
  • i sette elementi di base di una sana autostima:
  1. -conoscenza di sé,
  2. -il Sé e gli altri,
  3. -l’accettazione di sé,
  4. -l’autonomia,
  5. -l’espressione di sé,
  6. -la fiducia in se stessi,
  7. -l’autoconsapevolezza
  •  esercizi di rilassamento e chiusura

Il gruppo, guidato dalle psicologhe, potrà essere costituito da un numero minimo di 4 e massimo di 8 bambini.



Gli incontri si terranno il sabato pomeriggio, a settimane alterne:

dalle 15.30 alle 17.00
               

Calendario incontri:


Sabato 15 novembre 2014

Sabato 29 novembre2014

Sabato 20 dicembre 2014

Sabato 17 gennaio 2015

Sabato 31 gennaio 2015

Sabato 14 febbraio 2015

Sabato 28 febbraio 2015

Sabato 14 marzo 2015

Sabato 28 marzo 2015

Sabato 18 aprile 2015

Sabato 16 maggio 2015

Sabato 30 maggio 2015



Sede:

Studio di Psicologia e Psicoterapia

Via Spano, 6/5 – Torino

Per maggiori info e prenotazioni:



Dott.ssa Elisabetta Loi


Cell. +39 340.58.78.583




Dott.ssa Marinella Magnani


Cell. +39 349.67.99.434

martedì 26 agosto 2014

Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale 22 - 27 settembre 2014



Dal 22 al 27 settembre 2014 prenderà il via la 7* edizione della Settimana di Prevenzione dell'Invecchiamento Mentale promossa da Assomensana. Tutti coloro che ne faranno richiesta potranno effettuare check up gratuiti per controllare lo stato di salute delle proprie capacità cognitive.


Per prenotare il Vostro check up o per informazioni:

Dott.ssa Elisabetta Loi
tel. +39 340.58.78.583
mail: loi@studiopsicologia.torino.it

giovedì 22 maggio 2014

Parliamo di.........creatività!

Quando sentiamo parlare di creatività quasi sempre pensiamo a personaggi come Leonardo da Vinci, Albert Einstein, che si sono contraddistinti per invenzioni piuttosto irraggiungibili dal resto delle persone, o, al massimo, facciamo riferimento ad una sorta di qualità rara e abbastanza misteriosa che appartiene solamente a qualche persona particolarmente intelligente. Insomma, almeno una volta, ci 
 La creatività consiste nel mantenere, nel corso della vita, qualcosa che appartiene
 all'esperienza infantile, la capacità di creare il mondo. Donald 
Winnicott 
siamo chiesti: “Che cosa è la creatività?”. Cercando la definizione di creatività troviamo: “capacità produttiva della ragione o della fantasia” o “talento creativo, inventiva”, in entrambe le definizioni si fa riferimento alla creazione di qualcosa di nuovo, di inedito.
Gli studi più recenti hanno evidenziato che la creatività non è una particolarità propria di pochi eletti, ma una qualità che possiedono, in misura maggiore o minore, tutti.  Superata una delle prime concezioni secondo cui la creatività rappresentava una particolare espressione dell’intelligenza, ricerche successive hanno evidenziato lo scarso legame tra capacità creativa e quoziente intellettivo. Alcuni autori cominciarono ad ipotizzare che tutte le abilità intellettive, compresa la creatività, appartengono, in misura diversa, ad ogni individuo; la differenza tra persone “normali” e “creative” va considerata non in termini di tutto o niente, ma lungo un continuum  attitudinale.
Esiste poi una creatività che non è necessariamente correlata alla produzione di oggetti, ma è qualcosa di più profondo e importante: “Anch’io, come la maggior parte della gente, pensavo alla creatività collegandola ai suoi prodotti… Ma le mie previsioni furono mandate all’aria da parecchi dei miei soggetti di studio…imparai a riferire il termine “creativo”…non soltanto ai prodotti ma anche alle persone in un senso caratteriologico, nonché alle attività, ai processi e alle attitudini.” (Abraham Maslow)
A partire dagli anni ’50 molte ricerche diverse sono state fatte in questo ambito e le varie correnti psicologiche hanno elaborato, ciascuna una propria teoria: la prospettiva psicoanalitica proposta da Freud interpreta la creatività come la capacità di ricorrere a contenuti inconsci o preconsci particolarmente vivaci; Rogers e Maslow prediligono una visione personalistica che considera l’attitudine creativa come l’espressione del perfetto funzionamento dell’individuo, dovuto al raggiungimento di un equilibrio stabile tra le varie componenti comportamentali; gli psicologi della Gestalt vedono nel processo creativo una improvvisa ristrutturazione di elementi che consente di valutare un problema sotto una nuova prospettiva; gli studi di Sternberg, siamo a metà degli anni ’90, ci permettono di comprendere che i processi intuitivi non sono qualitativamente diversi dai processi cognitivi, quello che li diversifica sono le modalità e, soprattutto, le circostanze di applicazione: l’individuo creativo utilizza, in modo rapido e intuitivo, le abilità cognitive normali per trovare la soluzione di un problema.

Tirando le somme quindi: la creatività è una abilità particolare, posseduta da ogni individuo, che consente di “produrre qualcosa di nuovo”. Da questa produzione può scaturire o qualcosa di nuovo in assoluto o la riorganizzazione di elementi che appartengono ad ambiti differenti. Nell’ambito della creazione del nuovo si possono ascrivere sia oggetti artistici, sia oggetti che con il loro utilizzo permettono di risolvere aspetti della vita quotidiana e lavorativa. La creatività si dimostra poi fondamentale sia nella ricerca di soluzioni di soluzioni innovative (problem - solving), sia nell’analisi di situazioni complesse (problem – making).
La creatività può essere quindi considerata più che un tratto del carattere una “forma mentis”, un modo di relazionarsi alla realtà, di concepire e vivere la vita; tale “stato” mentale, pertanto, può essere appreso o incrementato da ogni soggetto.

martedì 15 aprile 2014

Quel fastidioso senso di insicurezza.

Abraham Maslow, psicologo statunitense, descrive così la persona insicura: “L’insicuro percepisce il mondo come una giungla piena di minacce e molti esseri umani come pericolosi ed egoisti; si sente rifiutato e isolato, ansioso e ostile; è generalmente pessimista e infelice; mostra segni di tensione e conflitto; è preoccupato da sensi di colpa; ha dei problemi di autostima; tende ad essere nevrotico ed è solitamente egoista ed egocentrico.”

L’insicurezza è una condizione di tipo emotivo che tutti sperimentano più volte nel corso della vita, questa sensazione è spesso legata a situazioni transitorie e temporanee (il cambio di lavoro o di città, la fine di una relazione…) che mettono, però, la persona in discussione. 
L’insicurezza nella maggior parte dei casi non è dannosa, molte volte si rivela utile e funzionale alla persona aiutando a compiere la scelta migliore; può diventare patologica nel momento in cui si trasforma in una sensazione persistente nel tempo, non legata ad una determinata situazione o quando invade molteplici ambiti interferendo anche nelle banali decisioni quotidiane e condizionando la maggior parte delle attività. L’insicurezza, in questi casi, determina una mancanza di fiducia nelle proprie capacità, un notevole abbassamento dell’autostima con conseguente sensazione di fallimento. La paura di non essere in grado di fare le cose nel modo migliore, la paura di non riuscire a farsi volere bene dagli altri possono determinare alcuni comportamenti più o meno patologici e che possono rovinare la qualità della vita della persona. I soggetti affetti da ansia sociale, ad esempio, proprio a causa dell’insicurezza e della bassa autostima evitano di rapportarsi agli altri in modo sereno e spontaneo finendo con l’avere pochissime relazioni sociali e aumentando il loro senso di insicurezza fino a sfociare in veri e propri stati depressivi. La persona molto insicura può, per contro, mettere in atto una serie di comportamenti compensatori come l’aggressione, l’arroganza o il bullismo. 

Il comportamento insicuro può portare la persona a compiere a scelte che non corrispondo esattamente a ciò che vorrebbe e, in alcuni casi, può portare a non fare prendere nessun tipo di decisione, nemmeno la più banale, senza prima chiedere il consiglio e l’approvazione degli altri.
Uno degli ambiti in cui si manifesta maggiormente l’insicurezza è quello delle relazioni sociali, le persone insicure sono spesso molto timide e hanno grosse difficoltà ad entrare in relazione con gli altri. Nei casi in cui la sensazione di insicurezza pervade la maggior parte del tempo, anche davanti a compiti o decisioni ritenute semplici, o quando è molto accentuata da impedire l’utilizzo di strategie risolutive bloccando la persona, è utile e importante comprendere quali possano essere i motivi sottostanti:

Dipendono con la sensazione di non essere all’altezza o         abbastanza capaci? 
Ci consentono di ottenere dei vantaggi secondari “bloccati” in una situazione di non scelta?
Ci autorizzano a non prendere una decisione scomoda?
- Capire i motivi è fondamentale per poter trovare la strada giusta e   affrontare il problema, non si eliminerà l’insicurezza, ma si riuscirà   a superare il “blocco” da essa generato riprendendo il controllo di 
  se stessi e della propria vita.


Con l’aiuto di un professionista psicologo sì può migliorare molto la qualità della vita e “sbloccare” le situazioni problematiche permettendo alla persona di provare più soddisfazione in quello che fa.
Il professionista aiuterà la persona a ritrovare il proprio punto di vista, insegnerà le abilità necessarie per gestirsi da sola e promuoverà la sua individualità e autonomia. 

mercoledì 2 aprile 2014

Impariamo la Comunicazione Assertiva e aumentiamo l’Autostima!

L’assertività è una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro le proprie opinioni senza offendere o aggredire l’altro. Affinchè si attui un comportamento assertivo è necessario siano presenti: una buona autostima, una buona capacità di rispondere alle richieste e alle critiche, la capacità di dare e ricevere apprezzamenti.

OBIETTIVI
Il corso è finalizzato a trasmettere le conoscenze necessarie per imparare ad essere assertivi. La comunicazione assertiva consente di:
·      affermare in maniera chiara e diretta, ma non minacciosa o aggressiva, le proprie idee ed i       propri obiettivi,
·      trovare il giusto tono per esprimersi,
·      saper mettere il proprio interlocutore a suo agio,
·      trasformare le critiche in occasioni di crescita,

L'acquisizione di queste competenze è funzionale alla capacità di intraprendere efficaci relazioni interpersonali e professionali e diventa quindi uno strumento molto utile nella vita quotidiana.

PROGRAMMA

Il corso è tenuto dalla dottoressa Elisabetta Loi _ Psicologa.
Sono previsti  6 incontri da 1 ora e mezza  ciascuno a cadenza settimanale a partire dal giorno Mercoledì 30  Aprile 2014 ore 17.30.

PARTECIPANTI
Il corso è rivolto alle persone interessate ad approfondire il tema della comunicazione e prevede un numero massimo di 8 partecipanti e minimo di 4.

SEDE
Il corso si svolge presso lo Studio di Psicologia e Psicoterapia in Via Spano, 6/5 a Torino

Per informazioni e/o per iscriversi inviare una mail all’indirizzo loi@studiopsicologia.torino.it o chiamare il num. +39 340.58.78.583

giovedì 6 marzo 2014

Perché fare oggi quello che si può fare domani?

Procrastinare: rimandare a domani con lo scopo di temporeggiare o, addirittura, di non fare ciò che si dovrebbe.”
Quanti di noi hanno sperimentato questa tendenza a rimandare nel tempo, o a non eseguire  affatto, una qualsiasi azione, anche se  svolgerla sarebbe nel nostro interesse? Così ci si ritrova, ad esempio, a rimandare l’inizio di un lavoro di giorno in giorno, fino ad arrivare al momento in cui ci si accorge di non avere più il tempo per svolgerlo. Che cosa ci spinge a rimandare l’inizio o la conclusione di qualcosa che sarebbe invece utile per noi fare o concludere? La procrastinazione comporta la perdita del tempo a disposizione e il rimandare l’azione all’ultimo momento, oppure determina il mancato compimento dell’azione stessa. Nella maggior parte dei casi non si tratta di un vero e proprio disturbo, ma di episodi sporadici che possono capitare a tutti.
Ogni forma di procrastinazione può essere superata, per prima cosa occorre chiedersi se compiere una determinata azione è nel proprio interesse, se i benefici a lungo termine saranno più numerosi rispetto a quelli che avremmo, nel breve termine, non compiendo l’azione, in secondo luogo sarà necessario progettare nei minimi dettagli il piano d’azione ed attenersi ad esso iniziando subito, è importante stabilire obiettivi e piano d’azione ragionevoli!!
La procrastinazione potrebbe essere dovuta a una cattiva gestione del tempo a disposizione, lavorare/studiare, ad esempio, fino a tarda ora o nei weekend comporterà, nostro malgrado, che il nostro cervello si prenderà delle pause creando un circolo vizioso in cui più si lavora e più il lavoro si accumula: proprio nei periodi di lavoro più intensi, infatti, ci troviamo a vagare tra social network e siti internet.

Come combattere la procrastinazione?
1.      Smettere di pensare e…agire! Pianificare le attività da svolgere e iniziare a farle, subito!
2.      Concentrarsi sul primo passo senza pensare al gran carico di lavoro che ci aspetta….concentrarsi sul presente, una volta fatto il primo passo tutto scorrerà più facilmente.
3.      Affrontare prima le cose più difficili…renderà il resto del lavoro molto più leggero! Ogni volta che agisci, ogni volta che prendi una decisione migliori la tua autostima.
4.      Fissare degli obiettivi modesti, se, per esempio, uno dei tuoi obiettivi è quello di migliorare la tua forma fisica, puoi iniziare con il dedicare una ventina di minuti al giorno alla cyclette in casa e, quando questa sarà diventata un’abitudine, aumentare con gradualità il tempo da dedicare agli esercizi.
5.      Non aspettare di “essere dell’umore giusto” per affrontare un compito noioso o sgradevole: fallo anche se non hai voglia!
6.      Associare qualcosa di piacevole ad un compito noioso lo renderà meno pesante: se per esempio sei pigro e non ami fare attività fisica, ma adori la musica, fare attività fisica ascoltando la tua musica preferita renderà il compito più piacevole.
7.      Stabilire dei giorni o degli orari fissi per fare le cose che si ha la tendenza a rimandare è un ottimo aiuto per farla diventare una abitudine.
8.      Non pensare “non ce la farò mai!”, avere dubbi sulle proprie potenzialità interferisce sulla capacità di svolgere il compito. E’ fondamentale non dare spazio ai pensieri negativi, ma ripetersi affermazioni positive e realistiche.

Molti procrastinatori evitano di prendere decisioni o di impegnarsi in qualcosa perché non sanno ancora che cosa vogliono dalla vita…è importante sottolineare che le proprie capacità e potenzialità si sviluppano solo ed esclusivamente impegnandosi in qualcosa, mettendosi alla prova e facendo esperienza!



 




giovedì 13 febbraio 2014

Il Disturbo da Attacco di Panico_ DAP

Il disturbo da attacchi di panico definito più brevemente DAP è caratterizzato, in un periodo di tempo, da numerosi episodi di ansia acuta, definita, appunto, panico.     In un intervallo di tempo molto breve, da qualche minuto ad un’ora al massimo, la persona sperimenta una sensazione molto intensa e traumatizzante di paura psicologica e fisica. Affinchè si tratti di panico, l’ansia deve avere un’insorgenza inaspettata: mentre stiamo guidando, riposando, guardando un film o cenando con gli amici, all’improvviso, senza nessun preavviso, sperimentiamo un fortissimo e incontrollabile senso di paura, di svenimento o addirittura di morte. A questa sensazione psicologica si associano una serie di “sintomi” fisici: il cuore che batte molto forte, il respiro affannoso, mani e piedi gelati, nausea, vertigini, tremori, senso di svenimento, sensazione di non sentire il proprio corpo,… . Si è completamente paralizzati dalla paura che ci stia accadendo qualcosa di grave, di mortale. Al primo attacco di panico ne può seguire un altro a breve distanza di tempo, con le stesse caratteristiche, oppure può esserci una pausa di giorni, settimane o mesi.
Dopo il primo attacco di panico quasi inevitabilmente si manifestano una serie di disturbi, definiti “effetti collaterali”  del panico che comportano una modificazione dello stile di vita e che bene o male sperimentano tutti i “panicosi”:
  • L’ansia anticipatoria: “la paura di avere paura”, si presenta come un senso continuo di disagio che la persona vive nel timore che si scateni un nuovo attacco di panico. L’imprevedibilità di un nuovo episodio porta a cercare in ogni modo di evitare  il rischio che si ripeta, e allora si cercherà di ricordare, ad esempio, cosa si fosse mangiato o bevuto, dove si fosse, cosa si stesse facendo prima dell’attacco…si continua a razionalizzare perché non si riesce a capire; si iniziano ad evitare luoghi e situazioni: si smette, ad esempio, di prendere il treno, l’autobus, di viaggiare in auto, di frequentare determinati luoghi… .
  • L’ipocondria: “paura delle malattie”, nel caso del panico si sviluppa in seguito alla ricerca di comprendere cosa è successo dopo il primo attacco, solitamente la persona si sottopone ad una serie di accertamenti specifici tentando di comprendere quale potrebbe essere l’origine, la diagnosi però è sempre negativa, l’ansia anticipatoria però porta la persona a vivere in modo conflittuale tutte le conferme di buona salute, i sintomi dell’ansia comportano effetti che sono molto simili a quelli di altre malattie (il dolore al braccio sarà sicuramente il cuore, il mal di stomaco sarà sicuramente indice di un tumore…); si comincia a temere la presenza di una malattia nascosta, di difficile decifrazione, si fa sempre più forte la convinzione che la causa della malattia sia fisica e, di conseguenza, ci si comporta con sempre maggiore tensione rinforzando l’effetto fisico dei sintomi dell’ansia.
  • L’agorafobia: “paura degli spazi aperti”. Il timore costante che si scateni un nuovo attacco porta la persona ad essere perennemente in ansia, preoccupandosi di cosa potrà accadergli e a cominciare ad “evitare”. Si evitano i luoghi affollati, gli spazi stretti (ascensori, gallerie…), si evita l’utilizzo di veicoli chiusi e tutto ciò che nella memoria rievoca la possibilità di un ambiente dove possa mancare l’aria e da dove non si riesca a fuggire. Spesso si ricerca un accompagnatore che possa aiutare in caso di bisogno, salvo poi non poterne più fare a meno; in alcuni casi la persona arriva a non uscire più di casa. 


mercoledì 22 gennaio 2014

Bambini e ansia

“Se il mondo esterno è percepito come ostile, quando ci si sente indifesi, rischiare di dare fastidio agli altri sembra un’autentica imprudenza.” _ Horney

















Il numero di bambini e adolescenti che oggi manifestano disturbi d’ansia tali da giustificare una tale diagnosi ha raggiunto livelli molto alti, da allarme sociale: otto bambini su cento in età evolutiva presentano un problema d’ansia.
In particolari momenti dello sviluppo, come ad esempio nella separazione dei genitori, la presenza dell’ansia è normale e prevedibile, diventa un problema più serio se la sua presenza va ad interferire con le normali attività quotidiane, come l’andare a scuola o lo stare con i coetanei.
I sintomi più comuni con cui si manifesta nei bambini più piccoli il disturbo d’ansia sono la cefalea, il vomito i dolori addominali, enuresi notturna, crisi di pianto… gli esempi più comuni dell’ansia infantile sono il terrore notturno e la fobia della scuola; nei bambini più grandicelli, 12/13 anni, invece si possono notare atteggiamenti di continua richiesta, crisi di collera e alterazioni del comportamento.
Il disturbo si può manifestare all’interno della famiglia e delle relazioni scolastiche ed extrafamiliari o rimanere circoscritto alle relazioni endofamiliari non andando ad intaccare la sfera sociale e scolastica. Nel primo caso sono bambini con scarsa autostima, poco vitali, preoccupati per i cambiamenti con diverse difficoltà nell’inserirsi nelle situazioni scolastiche ed extrascolastiche, mentre nel secondo caso i bambini presentano un livello di autostima oscillante e un funzionamento sociale a volte adeguato a volte conflittuale e l’ansia viene spesso confusa con un tratto del carattere.
I principali e più frequenti disturbi d’ansia in età evolutiva sono:

·         Disturbo d’ansia di separazione: è un disturbo che si manifesta per la prima volta in bambini e adolescenti, si manifesta con una reazione di spavento quando sono separati dalle figure di riferimento (genitori, nonni…). Normalmente questo disturbo accompagna le situazioni di perdita e rappresenta un passaggio importante per la crescita del bambino che viene gradualmente superata con il progredire dei processi cognitivi e l’acquisizione della sicurezza emozionale, di solito compare intorno ai 5/6 mesi e perdura fino ai 14/20 mesi scomparendo gradualmente. L’ansia da separazione diventa un disturbo quando i sintomi sono eccessivi e durano a lungo nel tempo, il bambino si presenta come eccessivamente nostalgico quando si trova lontano da casa e manifesta un’intensa paura di non ritrovare i genitori.
·         Fobie specifiche: in cui prevale uno stato d’ansia elevato provocato dall’esposizione a oggetti o situazioni temute (cani, gatti, ospedale,…), con  il conseguente instaurarsi di un comportamento di evitamento.
·         Fobia sociale: si manifesta con uno stato d’ansia importante determinata dall’esposizione a certe situazioni sociali (feste, contatti con bambini o adulti estranei…), anche in questo caso si può innescare un comportamento di evitamento.
·         Disturbo d’ansia generalizzato: è caratterizzato dalla presenza, per un periodo di almeno sei mesi, di uno stato di ansia e preoccupazione eccessive (paura di sbagliare in ogni attività che svolge, tende a mantenersi in disparte per il timore di non riuscire, lamenta spesso mal di testa o altro durante le lezioni…).

Il bambino ansioso presenta uno stile cognitivo in cui predominano l’insicurezza nelle proprie capacità, l’indecisione nelle proprie scelte e l’incertezza nelle proprie valutazioni e uno stile relazionale in cui si manifesta diffidenza e/o paura nei confronti degli altri e paura di essere abbandonato. L’ansia in età evolutiva può essere diffusa o focalizzata, può essere proiettata su tutto l’universo oppure essere indirizzata sul mondo sociale, può avere come “teatro” il corpo oppure la mente.
Un aiuto per aiutare i bambini  ad evitare che insorgano gravi fenomeni d’ansia nei piccoli è quello di cercare di valorizzare tutti i luoghi e le attività di socializzazione dei bambini, e quindi la scuola, lo sport, le attività extrascolastiche… . I genitori non dovrebbero mai farsi travolgere dai sensi di colpa nei confronti dei figli, è altresì importante che gli adulti sappiano dire di “no” al momento giusto, quei “no” utili a favorire lo sviluppo della personalità dei bambini,  superando il timore di essere troppo severi. Un’altra cosa importante per il genitore è controllare (e nel caso “curare”) le proprie ansie, spesso infatti la trasmissione diretta è molto frequente e pericolosa; infine mantenere uno stile educativo coerente, dare risposte uguali per comportamenti simili è molto importante per evitare lo sviluppo dell’ansia.